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Alessandro Bini

pittore

Immagino che ognuno abbia le proprie motivazioni riguardo al perché dipinge, o disegna. Per me è un po’ come spiegare perché si gioca. 

Si gioca perché di solito giocare è divertente, no? Io dipingo perché, in linea di massima, mi diverto. Certo, il concetto di divertimento è molto ampio. Non si tratta per forza di ridere; a volte, come in questo caso, ha più a che fare con la soddisfazione di realizzare qualcosa nel modo più vicino possibile a quello che vorresti. Quindi se vogliamo lo possiamo avvicinare al compiacimento. Comunque, un motivo semplice, in fondo. Anche se non l’unico. L’altro motivo, più serio, penso sia che dipingere mi aiuta ad esprimere una parte della mia curiosità verso il mondo che non esprimo con la scrittura, mia altra e precedente forma espressiva. 

Molto è stato già sviscerato sulla differenza tra pittura e scrittura, come mezzi espressivi. La scrittura segue un codice fatto di segni precisi, è complessa, strutturata. La volontà di comunicare passa attraverso qualcosa che va anche meditato, razionalizzato. La pittura può essere anche del tutto istintiva – dipende dallo stile personale – ma in generale ha una maggiore componente più strettamente immediata ed estetica. Quindi anche per questo, almeno nella mia mente, più affine, come dicevo, al gioco. 

Non che la pittura non abbia regole; sono un figurativo, quindi cerco di rispettare proporzioni e forme così come le osservo.

Ma mi piace, in questo cercare di ritrarre il mondo, inserire qualcosa di strano, di insolito. Sempre possibile, in teoria, ma fuori contesto. Ecco un altro elemento proprio del gioco, la sorpresa.  

Alien che si impegna in una gara con altri centometristi, o un lucertolone vestito che corre su una spiaggia con altri personaggi  in abiti ottocenteschi, sono qualcosa che spiazza e diverte, inquieta senza essere disturbante. Già, perché in questo gioco io non voglio turbare nessuno. Basta, assolutamente. Ne abbiamo fin troppe di cose che disturbano, che agitano, che si sforzano di provocare angoscia. E non ci hanno fatto bene, questo ormai mi pare abbastanza chiaro. Siamo una società di gente mentalmente scossa che cerca di apparire stabile e non lo è. Forse non recupereremo mai più l’equilibrio, per mille tristi motivi che io provo a  trattare con la scrittura, ma non è certo con altra angoscia che Io faremo. Io non cerco questo. Cerco di far provare, in chi guarda, un po’ di stupore, di generare un sorriso, o al massimo un po’ di inquietudine, ma leggera. Voglio che i miei quadri in fondo rasserenino. Una pittura consolatoria, dunque? Terapeutica? Forse. Ovviamente chi guarda proverà qualcosa di suo e di soltanto suo, personale. Ma difficilmente il suo umore si farà più cupo guardando un mio quadro. Una pittura che potrei definire benevola, quindi. Ma non banale, spero. Perché ciò che è banale non diverte mai davvero.

Alessandro Bini, A casa!, 2023, acrilico su tela, 50x100 cm
Alessandro Bini, Corsa sulla spiaggia, 2023, acrilico su tela, 50x100 cm
Alessandro Bini, Foto di classe 2030, 2023, acrilico su tela, 60x80 cm
Alessandro Bini, Malavida 2035, 2023, acrilico su tela, 80x100 cm
Alessandro Bini, Nuotata al club, 2023, acrilico su tela, 50x70 cm
Alessandro Bini, I cento metri piani, 2024, acrilico su tela, 50x100 cm
Alessandro Bini, Il KO, 2024, acrilico su tela, 80x80 cm
Alessandro Bini, L'Ultima Cena dei Supereroi con il nuovo Messia, 2026, acrilico su tela, 80x120 cm
Alessandro Bini, Il peso degli altri, 2026, acrilico su tela, 80x80 cm

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